“The Workplace of the Future”: 3 giorni per riflettere sul futuro del lavoro con al centro “l’uomo”

Certe volte alcuni eventi sono talmente intensi che si elaborano scientemente solo una volta conclusi. È quello che è avvenuto in 311 Verona durante il workshop “The Workplace of the Future”, tenutosi dal 9 all’11 ottobre 2018, organizzato dalla direzione marketing di Sharp Europa, in collaborazione con il Professore di Pedagogia dell’Università del Salento Piergiuseppe Ellerani e Fondazione EduLife. Il tema del progetto era il luogo di lavoro del futuro tra design e tecnologia.

Erano presenti nei tre giorni di workshop, svolto in lingua inglese, 10 invitati appartenenti alla generazione dei Millennial (coloro nati dagli anni ‘80 al 2000) e 5 Manager europei di Sharp Corporation, nota multinazionale specializzata nella produzione di dispositivi elettronici. Insieme al coordinatore del progetto, il professor Piergiuseppe Ellerani e la Project Manager dell’evento Hanna Urbanovich. Ha partecipato anche, in vece di facilitatore, il presidente e fondatore di Fondazione EduLife Antonello Vedovato.

La proposta per il progetto nasce attraverso un metodo collaborativo e l’esperienza di 2 anni tra Sharp Italia e 311, che è stata scelta come sede per il Workshop grazie anche alla tradizione umanistica italiana che ci contraddistingue nel mondo e che ritroviamo in questo contesto lavorativo.

Crediamo molto nel metodo che stiamo usando con un modello bottom-up, perché ci differenzia da altre aziende Hi-Tech, e i risultati finanziari, oltre alla fiducia che riponiamo nelle persone di 311 e nelle loro competenze, ci stanno dando ragione.

Carlo Alberto Tenchini, Direttore Marketing e Comunicazione di Sharp Italia

Concetti astratti per arrivare a un luogo fisico

Secondo l’analisi di Deloitte entro il 2025 il 75% dei lavoratori apparterrà alla generazione Y ovvero ai MillennialLa domanda che si sono posti gli organizzatori di Sharp è come riuscire nei prossimi 3-5 anni a rendere ricco di tecnologia intelligente un edificio e i suoi uffici senza creare disagio a chi ci lavorerà.

Tecnologia: opportunità o rischio?

I partecipanti hanno svolto il primo giorno concentrandosi sulla figura dell’uomo in senso figurato. Hanno riflettuto sulle paure riguardo le nuove tecnologie e le opportunità che invece possono portare. Così da offrire un feedback e uno spunto di riflessione su cosa possa volere il lavoratore del futuro nel suo luogo di lavoro.

Le caratteristiche principali richieste a chi lavorerà un domani per avere successo sono il pensiero creativo, le capacità comunicative, l’adattabilità e la leadership, oltre alla curiosità.

Metodologia e tecnica

Sono stati formati 4 tavoli nell’aula dedicata al progetto, in cui 4 gruppi eterogenei formati da Millennial e membri Sharp, per rispondere alle domande proposte, hanno fatto brainstorming per poi scrivere le idee collezionate attraverso i 4 Big Pad presenti nel laboratorio.

Infine, ogni gruppo ha esposto ai presenti la propria visione condivisa del lavoro per produrre, con l’aiuto di professionisti, un contenuto video; così da materializzare e sintetizzare i concetti cardine da divulgare attraverso i progetti in corso degli organizzatori.

Il futuro parte dalla libertà di creare

Il secondo giorno il dibattito si è concentrato sull’aspetto fisico-spaziale del luogo di lavoro del futuro. A introdurre il tema è stato l’architetto Millennial Pietro Olioso, partecipante del Workshop, che attraverso una presentazione intitolata “If office goes home, home should go to office”, tradotto: “Se l’ufficio va a casa, la casa deve andare in ufficio”, ha evidenziato la necessità di spazi di lavoro sempre più informali. 

A conclusione del suo intervento, ha invitato gli altri componenti a vivere per pochi minuti i molteplici uffici in 311, per registrare la qualità della loro esperienza e il ruolo della tecnologia in quegli spazi.

I Millennial e i Manager, prendendo ispirazione dai concetti proposti precedentemente, hanno infine liberato la loro creatività attraverso una parte di disegno concettuale in gruppi, svolta all’esterno, per ricreare in toto un modello ideale del luogo di lavoro del futuro.

Dialogo tra generazioni diverse per un fine comune

Nel terzo e ultimo giorno ci si è concentrati sulla tecnologia e sulle sue caratteristiche intrinseche. Si sono forniti degli spunti per colmare alcune mancanze presenti nei luoghi di lavoro di oggi attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti smart utilizzabili nel futuro . Come nel resto del workshop si è dato largo spazio alle riflessioni individuali e di gruppo creando un dialogo costruttivo inter-generazionale tra Millennial e Manager d’azienda.

Verso una reception del futuro?

Altri stimoli rilevati all’interno del percorso svolto sono stati la grande apertura verso gli strumenti IOT (Internet of Things), ovvero gli oggetti smart che attraverso l’uso della rete permettono di svolgere compiti comodamente, perchè attivabili a distanza, ed efficacemente. Sono inoltre altamente personalizzabili e programmabili secondo le proprie esigenze. Basti pensare al recente uso rivoluzionario in domotica degli altoparlanti intelligenti.

Un esempio proposto è quello di una reception intelligente attiva 24/7 in grado di riconoscere chi frequenta l’edificio di lavoro e attivare in automatico alcune funzioni secondo programmazione o comando come l’apertura degli ingressi, l’avvio dell’impianto di illuminazione, fornire informazioni e molto altro. Questo strumento può affiancare e complementare anche in termini di orario una receptionist, che rimane più indicata in diversi tipi di situazione in cui il contatto umano è fondamentale.

Ecco alcuni risultati scaturiti dalla discussione

Tra i punti di contatto emersi c’è la richiesta di una maggiore flessibilità, soprattutto in termini di orario e di organizzazione del lavoro, anche sfruttando il lavoro da remoto, e lo spostamento in aziende diverse per crescere come individui e professionalmente attraverso nuove esperienze e conoscenze. Dal punto di vista dello spazio, lo stesso ambiente di lavoro dovrà essere flessibile per consentire margini di adattabilità nei confronti di un mondo ad alto cambiamento.

Lo spazio di lavoro deve essere tecnologico, ma al centro ci sono l’uomo e le sue necessità, perché è come se fosse la sua seconda casa. Per questo si è manifestata la richiesta di spostare alcune comodità domestiche al suo interno. Non ci si può fermare a un bel design o all’avanguardia negli strumenti presenti in ufficio per affermare di aver canalizzato tutte le potenzialità del luogo e degli individui.

Scritto da: Fabrizio Carrara

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