311 coliving verona

Episodio 3. Remote workers in giro per il mondo: i Digital Nomads a 311 Verona.

Prima di mettere piede a 311 Verona, avevo sentito parlare molto spesso di remote workers, e ne avevo ben chiara in mente la definizione.

Tuttavia, un conto è sapere di cosa si tratti e un altro, ben diverso, è trovarsi improvvisamente catapultati – come è successo a me – in un ambiente in cui è facile comprendere cosa significhi davvero non essere vincolati a nessun luogo fisico e poter lavorare ovunque, a patto che ci sia una connessione a Internet.

Cos’è il remote working?

lavorare da remoto coworkig

Nella sua accezione tradizionale, l’espressione “remote worker” fa riferimento a un professionista che lavora da casa, facendo ampio uso di telefono, computer e altri mezzi tecnologici che gli permettano di comunicare con la sua azienda e con i suoi clienti.

Da chi pensa che lavorare da remoto diminuisca la produttività a chi, al contrario, è convinto che i remote workers siano connessi 24 ore su 24 per il semplice fatto di non avere un cartellino da timbrare, di falsi miti da sfatare sulla questione ce ne sono veramente tanti.

Perché i remote workers preferiscono il coworking?

A proposito di falsi miti da sfatare: se lavorare in pigiama dal tavolo della propria cucina potrebbe sembrare un sogno, sono in diminuzione i remote workers che la pensano così. Ormai sempre più spesso, infatti, scelgono di abbandonare le tristi mura di casa propria per riunirsi in spazi di coworking in cui possano svolgere la propria professione autonomamente, condividendo però un ufficio con altre persone.

Gli spazi di coworking, dunque, sono il compromesso perfetto tra la formalità e le rigide strutture gerarchiche tipiche di un ufficio classico, e le libertà e i vantaggi del lavoro indipendente.

Sono luoghi in cui interazione e collaborazione fanno da padrone, in cui si creano network e in cui, soprattutto, si incoraggia la diversità, nella convinzione che la crescita professionale non possa prescindere da quella umana.

I digital nomads.

coworking coliving 311 verona

Quando ho scritto che i remote workers possono lavorare da qualunque luogo, purché provvisto di Wi-Fi, intendevo davvero qualunque luogo.
Sono in aumento, infatti, i professionisti che scelgono di spostarsi per gli spazi di coworking in giro per il mondo, portando con sé il loro fedele portatile e le loro idee, e immergendosi per qualche mese nella cultura del Paese ospitante.

Quando i coworking si popolano dei cosiddetti digital nomads, si trasformano in veri e propri coliving, in cui non ci si limita a trascorrere insieme le ore di ufficio, ma molto di più.

Digital nomads a 311 Verona.

311 verona coliving

Dal 9 al 30 giugno, 311 Verona ha ospitato per la prima volta 7 digital nomads. Tra cene internazionali, uscite serali, chiacchiere, workshop e risate, la condivisione è stata la protagonista indiscussa di queste settimane.

Condivisione che non ha coinvolto soltanto questo variegato gruppo di giovani provenienti dalle più disparate parti del globo – dall’Australia al Regno Unito, passando per la Germania fino ad Israele– ma che ha contagiato anche i coworkers di 311 Verona, e a cui ho preso parte anch’io.

Condivisione di conoscenze e competenze, certo, ma anche di esperienze, idee e storie.

Condivisione che mi ha fatto capire che il mondo del lavoro è in costante, rapidissimo cambiamento, e che il suo futuro non è fatto di posti fissi e impieghi a lungo termini, ma di flessibilità e voglia di mettersi in gioco. E anche in moto.

Abbracciare un global mindset, oggi, è indispensabile. E se questa intuizione mi aveva colpita durante il mio Erasmus – di cui vi racconterò la prossima volta –, l’esperienza con i digital nomads me ne ha dato conferma.

scritto da: Elisa Pino

copertina di: Agnese Bonetti

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